Sinfonia

Pubblicato 29 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Album, Immagini

Questa formidabile illustrazione ha segnato un’epoca, uno stile, il simbolo della prodezza tecnica che incontra il mare. Mentre si slancia sul mondo che non è degno di elevarsi a tanta superba maestria, ma solo di appiattirsi e di prostrarsi per ridurre il proprio attrito con l’aria, il Normandie fende le onde piano, sa che nessuno lo può fermare. Gli uccelli sfidano le correnti intorno ai giganti, come fanno con le ripide scogliere a strapiombo – il fumo sembra perdersi nell’immensa grandezza dello spazio di mondo che l’ingegno ha saputo riempire.

Sola andata

Pubblicato 27 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Poesia

Etichette: ,

La dignita’ di un uomo
non puo’ essere affidata
ad un fischio di ferro
dove non attecchisce speranza.
Ombre piene di paura, senza identita’
le cui grida risuonano nelle nostre orecchie
come bombe che spogliano e cancellano l’anima
piangono in silenzio, senza parlare
pensano alla loro casa, alla loro vita
vittima di un baratro malvagio
che uccide il cuore piano piano
respirando aria di morte
dopo che un’ultima lacrima
ha sepolto il loro soffio per sempre

L.M.

Io. Dialettica d’un essere futurista

Pubblicato 24 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Album, Arte

Etichette:

Il futurismo si propone di riavviare la macchina del mondo – di fermarla bruscamente, smontarla, e rimontarla in un modo completamente differente; quella macchina perderà la sua funzione, per acquisirne una nuova, insapettata. Le prospettive non saranno più le stesse: si vedrà a quattro, cinque, sette dimensioni. Il mondo non è fatto per due soli occhi, ma per centinaia di occhi, centinaia di attimi, centinaia di sequenze in movimento. Queste si combinano, si frantumano, si avvicinano per mischiarsi, separarsi – una rivoluzione immane, cambiare il tutto per vedere meglio il suo contrario. E’ vivere la vera velocità del mondo, andare alla velocità del mondo. Seppure, un solo mondo non basta per uccidere le lente pretese della storia – non esistono tempi, solo più dimensioni, oltre le quali l’immagine si realizza; nel nostro mondo non si realizza mai tutta, lascia pretese incompiute dentro la tela, nell’ombra della propria dimensione che urla, qualcuno la vorrà sentire. Treni di metallo alla Cassandre, latta che fugge, impossibile da catturare nella sua fuga, se la si vuole prendere fuori dalla tela – si vuole fuggire da lei.

Luca Marzano

Televisiùn!

Pubblicato 22 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Album

Etichette: , ,

C’è chi la vede, la televisione; noi, e siamo molto spesso convinti sino in fondo di ciò che vediamo, nonostante il provato scetticismo di alcuni. E c’è chi la fa, la televisione: giovani agguerriti e innovativi, discussioni calme sull’attualità al lume dello schermo, serate passate a rifinire, ad aggiustare, a misurare le parole, i gesti, la mimica, la preparazione, la seria disciplina delle battute – l’occhio vuole (solo lui) la sua parte – e le espressioni di ciò che si dice, ciò che si lascia intendere con lo sguardo, ciò che dà fastidio, ciò che, semplicemente, non “fa televisione”. Una bozza frantumata, la televisione di oggi. Chi la vede, magari è rimasto lo stesso, non cambia con le mode e le facce della vita mediatica, o con i nomi dei programmi – può ancora immaginare il “dietro le quinte” come qualcosa di misterioso, di magico, con mille omini che muovono la grande macchina del mondo del piccolo schermo, oltre il tubo catodico.  Chi resta a casa, vede con nostalgia che mancano per anni i presentatori di sempre, poi fa piacere vederli ricomparire nelle vesti che da sempre sono loro consone agli occhi del pubblico. Chi se ne va, lascia un pò di rimpianto in tutti – non il rimpianto fintamente umoristico delle fiction, quello non resta in chi guarda se non per un momento – restano i volti, le voci della televisione in giacca e cravatta, con i capelli leggermente bianchi, visi conosciuti, le annunciatrici che fanno la loro rapida ricomparsa, e poi – pubblicità!

Luca Marzano

La felicità delle cose consunte

Pubblicato 18 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Arte, Immagini

Etichette: ,

Una tela che guarda il suo oggetto, divenuto soggetto, protagonista dell’azione di cui la tela si vuole precocemente, e con pazienza, disfare; la paragonerei al ritratto d’un inconscio surrealista. Ma i modi di esprimere la condizione umana sono tanti, e così Renè Magritte si inventa un modo per gabbare la monocroma bidimensionalità del classicismo, reinventando le dimensioni, reinventando la luce, reinventando gli occhi dell’artista. Un sasso che galleggia sulle acque di un panthalassa primordiale, senza voler scendere, peregrino nei venti, seppure immobile. Immobile contro la mutevolezza del mare – pensi che i sassi sospesi siano intoccabili, anche tra le nuvole.  La profondità del cielo è calma, intimamente quieta, gli alberi e le pareti di una stanza divengono nubi, l’uomo si scambia con le cose, lasciando la sua sagoma che fluttua come un’ombra senza padrone. Dei soggetti classici resta una colomba che vuole spiaccare il volo, un nudo multicolore che rispecchia il prisma mutevole con cui l’artista guarda l’universo. Un bacio lo si dà senza guardare l’altro, perchè ciò che vediamo non si conosce sino in fondo, gli occhi tradiscono l’immaginazione con la statica realtà che ci contentiamo di possedere inerti – si diventa un tut’uno con le amorfe imprese del cielo, con la curiosa vita d’una pipa che per chi guarda la tela non è altro che una pipa, o un sasso poggiato su un piano. E l’uomo che guarda questi scorci dei suoi incubi irrazionali, diviene preso dall’incanto d’un prestigiatore che tiene sotto il mantello solo due colombe, un’anima chiusa in una gabbia lasciata aperta. Accanto, un sacco con tutte le certezze ben imballate. Anche le cose hanno le loro manie: mele e rose giganti, tiranni d’una stanza, d’un mondo troppo grande. Le pareti non esistono, esiste solo un bicchiere, una porta sempre aperta, vetro immerso in un abisso d’aria. Specchi che non danno tregua, finestre aperte laddove c’e’ buio, l’occhio si riflette in quegli abissi d’aria come ha imparato a passeggiare sulle rive evanescenti degli abissi interiori – noi e l’anima siamo due uomini soli.

Luca Marzano

Transatlantici

Pubblicato 17 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Album, Immagini

Etichette: , ,

Le navi fumanti che russano quietamente in porti lontani. Sembrano voler sostare per ammirare il panorama, nelle immaginifiche, sonnacchiose rade del sud-est asiatico. Solcano mari distanti spingendo le onde con un delicatissimo vomere, con il rumore sottile dell’acqua mossa appena dal tagliamare – questo significava voler viaggiare per mare, negli anni Venti e Trenta.  L’avventura che le linee moderne hanno assopito, lì c’era, c’era tutta. Gli orgogliosi treni a vapore non ispirano altro se non uno spontaneo “passate prodezze della tecnica”, dove passate ha il senso di quasi inutile. Il fumo si annulla nel cielo di Jeremy Hopkins, mentre ciò che resta del mondo primordiale, l’acqua, è solo un lontano ricordo su cui si specchia il veloce futuro; penso sia andata proprio così.  Marinetti avrebbe veramentevoluto che una società si evolvesse così, come la nostra? O forse ne è la subdola esasperazione mascherata da solo cento anni, cui affidiamo tutto il bonario, possibile senso di “progresso”? Forse. Ecco perchè mi fermo a guardare i vecchi manifesti, sanno di estraneo, lontano, troppo diverso. Lo stesso sapore che i viaggi per mare avevano nel passato,  il disegno poteva servire a ingrandire o rimpicciolire le cose, a confrontarle quando non c’erano altri termini di paragone, a dare un unico senso alla tecnica: il nostro logoro “progresso”. Poi, lo stridore delle murate si assottiglia, passa dal veterano d’acciaio al silenzio della nuova terra, del piccolo mondo ignoto. I viaggi transoceanici delle vaporiere lungo tutto il perimetro tropicale del mondo erano lenti, la celerità era una prerogativa che apparteneva solo al moderno Atlantico, spartiacque del passaggio di consegne dal vecchio mondo, assiso sul trono della sua storia millenaria, al nuovo mondo, mosso da un dinamismo che apporta la voglia di accrescere una storia troppo recente. Il Mauretania, il più (consumisticamente) famigerato Titanic, e più tardi il Majestic, solo per citarne alcuni,  ebbero a che fare con il principio e con l’evoluzione di questo meccanismo, ma solo agli occhi del pubblico erano loro, i veri eroi, messaggeri della vecchia Europa.

Luca Marzano

Slow boat to China

Pubblicato 14 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Album

I’d love to get you
On a slow boat to China,
All to my self alone.
Get you to keep you in my arms evermore,
Leave all your lovers
Weeping on the faraway shore.
Out on the briny
With the moon big and shinny,
Melting your heart of stone.
I’d love to get you
On a slow boat to China,
All to my self alone.

Per caso mi sono imbattuto in questo testo. Una vecchia canzone del 1947, il ritornello

Guardalinee

Pubblicato 13 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Riflessioni

Etichette:

Perche’ scrivo? Per aguzzare il pungolo del criticismo dei miei interpreti, evitando di farsi troppo male. Anche se, giudicare da uno scanno relativamente alto ogni cosa che puo’ essere ritenuta giusta o sbagliata solo secondo la mia visuale del campo, magari affermando di vedere chiaro con davanti mille mani che si agitano nell’aria, e’ una cosa che non mi e’ propria. Mi tocca portare un binocolo, per catturare l’impeto di ogni passaggio di palla, mentre il chiasso riempie le orecchie. L’illuminazione a giorno mi acceca quasi, ma sono consapevole che la luce mi servira’ per ispezionare la maglia della rete che fermera’ la corsa del pallone. Ecco, calcio d’angolo, tutti si preparano, le mani del portiere sono attraversate da un fremito nervoso. Scatta verso la barriera, il suo sguardo e’ sincrono ai movimenti di un punto. Vola alto, passa tutti, atterra nelle braccia del suo soccorritore. E’ finita, e’ finita, e’ finita! Un commiato di tre parole per commentare novanta minuti di ansia, gioia, trepidazione. E’ finita per tutti, ma non per me.

Luca Marzano

Transumanità

Pubblicato 11 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Filosofia, Società

Etichette: , ,

Noi siamo usciti dalla natura, dice Paolo Rossi, con la naturalità d’una conquista già scontata, l’euforia certa di chi sta dicendo qualcosa di vero, di universalmente riconosciuto. A dirlo di suo pugno, è stata una recente innata considerazione di molti, più che una scoperta – l’uomo ha rinnegato la sua naturalità rinnegando la sua essenza di fondo con una nuova naturalità, tutta razionale. La natura benigna è solo un buon ricordo, dolce perchè d’una umanità giovanile, ingenua, per la quale oggi si ha compassione. Mi chiedo se è vero che tutto sia cambiato così radicalmente. Non è forse l’uomo che oggi ama sentirsi cambiato, a non essere mai stato così? Ogni secolo delega ai precedenti duecento anni la palma dell’età dell’oro, abitudinaria perchè i bei tempi non fanno che andarsene via quando noi veniamo, gli altri verranno. Ora, la natura ci ha costretto alla riproduzione perchè sa della nostra condizione mortale, ha solo finto di nascondercela, come quando eravamo nudi nel Giardino biblico e non ce ne saremmo mai accorti se – se, una spina razionale non si fosse infilata piano piano, mentre camminavamo, nel calcagno.  Il famoso talone d’Achille ha ucciso veramente l’uomo naturale, per farne una creatura strumentalizzata da un fine. Il bene assoluto, ebbene, un fine non ce l’ha, è un bene totalizzante – il male si propone invece come fine quello di estirpare tutto il bene rimasto nell’uomo. La natura benevola ci sopportava per soli quarant’anni – ora, ecco perchè un secolo sembra tanto. Che la razionalità sia davvero diabolica, se è riuscita a sovvertire le leggi del mondo per renderci pian piano immortali? Il figlio dell’uomo, creatura che cresce, non è ormai di carne, è pensiero razionale, è concetto, è purezza (più o meno incontaminata) autoctona e intuitiva. Un concetto ben costruito, ma ogni cosa umana ha un punto debole, il calcagno che ci colpì. Siamo abituati ad intendere la ragione come uomo, anima come essere, essere come qualcosa che semplicemente esiste, in sè.

Luca Marzano

L’out-aut dell’antropismo

Pubblicato 9 gennaio 2009 di marluke
Categorie: Riflessioni, Terra

Etichette: , ,

Proteggila, è tutto quel che abbiamo – dice con la forza d’una strenua dichiarazione tenuta fra le dita con un nodo, un rigo che descrive la nostra Terra. Non riusciamo più a volerle credere, dopo tanto tempo e parole pensiamo sia inconsciamente inutile. Il Pianeta Vivente di David Attenborough mi ha insegnato ad amare questo intimo pianeta, ad elevare lo sguardo sulla sua bellezza martoriata, sul suo volerci ospitare finchè potrà. Resterà mai qualcosa, dopo di noi?  Siamo stati noi a volerlo. Il principo antropico determinista è stato travisato, suo malgardo, dall’essere manifesto d’una scarna evidenza – non si può dire che tutto sia pura coincidenza. L’universo premette così com’è la vita, vita di un certo tipo, vita che siamo abituati a conoscere, non è un caso; a tal proposito, il fine del ragionamento, elaborato da John D. Barrow e Tipler, noto come principio antropico ultimo, afferma che “deve necessariamente svilupparsi una elaborazione intelligente dell’informazione nell’universo, e una volta apparsa, questa non si estinguerà mai”. Un’entità che si basa su principi universali non può estinguersi, al pari della pura razionalità. In tal modo, una “specie ntelligente” di qualche natura si deve sviluppare perchè lo ha “stabilito”, in un certo senso, la stessa funzionalità dell’universo. Questo acmè logico è contemplato dalla sintassi antropica del principio. Esiste quindi una forza logica che muove l’universo, che si manifesta, e che, in quanto eternamente valida, deve esplicarsi all’infinito. Il fatto è che tutto ciò è subordinato al modo di vedere dell’uomo, lo stesso uomo è frutto del dilemma che lo ha generato – una casualità, o coincidenza che sia,  non certo voluta dall’uomo. Il modo di vedere dell’uomo è appunto tutto “privilegiato”, per parafrasare le parole di Brandon Carter. Questo fa sì che le cose vengano intese come le intende l’uomo, solo così. Ebbene, se le conslusioni del principio si sbagliassero, se semplicemente questa forza ingenerata procedesse senza fine e senza controllo, sino a raggiungere la propria involuzione? L’umanità è l’unica (per noi) entità che abbia manifestato l’esistenza di questa realtà intellegibile. Oltre l’umanità, ossia dopo di noi, cosa? Dovremmo essere immortali, come i nostri principi – dovremo ancora aspettare.

Luca Marzano


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.