La felicità delle cose consunte
Una tela che guarda il suo oggetto, divenuto soggetto, protagonista dell’azione di cui la tela si vuole precocemente, e con pazienza, disfare; la paragonerei al ritratto d’un inconscio surrealista. Ma i modi di esprimere la condizione umana sono tanti, e così Renè Magritte si inventa un modo per gabbare la monocroma bidimensionalità del classicismo, reinventando le dimensioni, reinventando la luce, reinventando gli occhi dell’artista. Un sasso che galleggia sulle acque di un panthalassa primordiale, senza voler scendere, peregrino nei venti, seppure immobile. Immobile contro la mutevolezza del mare – pensi che i sassi sospesi siano intoccabili, anche tra le nuvole. La profondità del cielo è calma, intimamente quieta, gli alberi e le pareti di una stanza divengono nubi, l’uomo si scambia con le cose, lasciando la sua sagoma che fluttua come un’ombra senza padrone. Dei soggetti classici resta una colomba che vuole spiaccare il volo, un nudo multicolore che rispecchia il prisma mutevole con cui l’artista guarda l’universo. Un bacio lo si dà senza guardare l’altro, perchè ciò che vediamo non si conosce sino in fondo, gli occhi tradiscono l’immaginazione con la statica realtà che ci contentiamo di possedere inerti – si diventa un tut’uno con le amorfe imprese del cielo, con la curiosa vita d’una pipa che per chi guarda la tela non è altro che una pipa, o un sasso poggiato su un piano. E l’uomo che guarda questi scorci dei suoi incubi irrazionali, diviene preso dall’incanto d’un prestigiatore che tiene sotto il mantello solo due colombe, un’anima chiusa in una gabbia lasciata aperta. Accanto, un sacco con tutte le certezze ben imballate. Anche le cose hanno le loro manie: mele e rose giganti, tiranni d’una stanza, d’un mondo troppo grande. Le pareti non esistono, esiste solo un bicchiere, una porta sempre aperta, vetro immerso in un abisso d’aria. Specchi che non danno tregua, finestre aperte laddove c’e’ buio, l’occhio si riflette in quegli abissi d’aria come ha imparato a passeggiare sulle rive evanescenti degli abissi interiori – noi e l’anima siamo due uomini soli.
Luca Marzano
Explore posts in the same categories: Arte, ImmaginiEtichette: animo umano, magritte
You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.
7 settembre 2009 a 15:53
Mi fa piacere vedere che usi titoli di altri senza chiedere n’è informare, sinceramente non me l’aspettavo.Se mi sbaglio illuminami.Senza rancore.