Io. Dialettica d’un essere futurista
Il futurismo si propone di riavviare la macchina del mondo – di fermarla bruscamente, smontarla, e rimontarla in un modo completamente differente; quella macchina perderà la sua funzione, per acquisirne una nuova, insapettata. Le prospettive non saranno più le stesse: si vedrà a quattro, cinque, sette dimensioni. Il mondo non è fatto per due soli occhi, ma per centinaia di occhi, centinaia di attimi, centinaia di sequenze in movimento. Queste si combinano, si frantumano, si avvicinano per mischiarsi, separarsi – una rivoluzione immane, cambiare il tutto per vedere meglio il suo contrario. E’ vivere la vera velocità del mondo, andare alla velocità del mondo. Seppure, un solo mondo non basta per uccidere le lente pretese della storia – non esistono tempi, solo più dimensioni, oltre le quali l’immagine si realizza; nel nostro mondo non si realizza mai tutta, lascia pretese incompiute dentro la tela, nell’ombra della propria dimensione che urla, qualcuno la vorrà sentire. Treni di metallo alla Cassandre, latta che fugge, impossibile da catturare nella sua fuga, se la si vuole prendere fuori dalla tela – si vuole fuggire da lei.
Luca Marzano
Explore posts in the same categories: Album, ArteEtichette: futurismo
You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.
25 gennaio 2009 a 08:09
Il futurismo, i cui esponenti furono fautori di un macchinismo esasperato, di un deificare la macchina, un orizzonte artistico in cui un automobile è preferito alla Nike di Samotracia…
Adonai
Apo
25 gennaio 2009 a 19:30
Già, l’orizzonte artistico ruba il sentore moderno delle cose. Le cose divengono, si liberano, si delineano, si autodistruggono.
Accanto a un automobile corre parallelamente un cavallo imbrigliato di tubi che ulula come un lupo mentre guarda la Luna, elettrica. Questi due fili veloci corrono paralleli, tesi, esasperati, i binari della nuova dimensione.
Luca